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Zamagni: a Sophia l’università che abbiamo sognato

L’economista apre il lancio della nuova offerta accademica

 

“Qual è il senso di questa piccola università? Perché studiare all’Istituto Universitario Sophia? Ho tre ragioni per indicarla quale esperienza unica nel panorama accademico”. Diretto ed eloquente come di consueto, l’economista Stefano Zamagni ha enunciato lo scorso 31 marzo, nella Sala teatina del Centro Internazionale Studenti Giorgio La Pira, una serie di riflessioni riguardanti il fondamento stesso dell’educazione accademica: a farne significativa occasione, l’Open Day nel quale lo IUS, che Zamagni ha contribuito a fondare, ha presentato l’offerta accademica 2017-2018, ufficialmente al suo decimo anni di attività.

 

Fondatore della Scuola di Economia Civile, esperienza di ricerca a sviluppo del pensiero economico a cui partecipa anche lo IUS, Zamagni ha introdotto la sua riflessione prendendo in prestito un breve racconto metaforico avente per protagonista un esperto in time management, ossia di ottimizzazione dei tempi nelle organizzazioni.

 

“Per colpire il suo uditorio di menti eccellenti pose un grosso barattolo sulla cattedra e lo riempì di pietre irregolari grandi circa un pugno, fino a che nessun’altra pietra potesse essere aggiuntaha letto Zamagni: domandò quindi ai suoi studenti se il barattolo fosse pieno ed essi risposero di sì. Allora, il professore rovesciò dentro della ghiaia da un secchiello, agitando il barattolo affinché scivolasse tra le pietre, ponendo di nuovo la stessa domanda: uno studente rispose ‘probabilmente non è pieno’, ed in effetti il professore versò nel barattolo della sabbia. Naturalmente, la sabbia occupò tutti gli spazi liberi. Egli domandò ancora una volta agli studenti se il barattolo fosse pieno ed essi risposero con un no unanime. Il professore, contento, tirò fuori da sotto la cattedra una brocca d’acqua e la rovesciò dentro il barattolo fino all’orlo, riempiendo tutto lo spazio fra i granelli di sabbia”.

 

Qual è la morale?” chiese il professore citato da Zamagni: “Non importa quanto fitta di impegni sia la tua agenda: se lavori sodo ci sarà sempre un buco per raggiungere qualcos'altro…" rispose uno studente secondo il racconto. “No, replicò il docente: il punto non è questo, ma la morale è un’altra: se non metti prima le pietre, non ce le metterai mai.
Quali sono le pietre della tua vita? I tuoi figli, i tuoi cari, il tuo grado di istruzione, i tuoi sogni, una giusta causa, la tua salute, la persona della tua vita ecc…; ricorda di mettere queste pietre prima, altrimenti non entreranno mai. Se ti esaurisci per le piccole cose, come la ghiaia, la sabbia ecc. allora riempirai la tua vita con cose minori di cui ti preoccuperai non dando il giusto tempo alla pietre veramente importanti”
ha chiuso il racconto Zamagni.

 

 

Ha spiegato: “a Sophia, che abbiamo immaginato fin da principio come luogo di sperimentazione unico nel suo genere, si impara a mettere prima le pietre e poi la sabbia. Devo dire che troppo spesso in certi programmi e modi d’insegnamento si tende a dare troppo importanza alla ghiaia, alla sabbia ecc., senza occuparsi delle pietre, ossia le cose grandi della vita. Ecco, a Sophia si impara a stabilire l’ordine per la costruzione della propria vita, ossia a mettere prima le cose grandi della vita, che non vuol dire rinnegarne altre ma stabilire qual è l’ordine naturale secondo un criterio di verità”.

 

“La seconda - ha aggiunto – parte dalla considerazione che oggi si rischia di dare troppa importanza alla conoscenza codificata, ossia tutto ciò che può essere trasferito da una testa ad un’altra attraverso codici cognitivi, ma non a quella tacita, ossia quella che si può trasferire attraverso il contatto interpersonale, tipico di una cultura della relazione, senza valutare che la mera conoscenza di codici ed elementi cognitivi potrebbe essere presto sostituita da un robot che spiegherebbe anche meglio di tanti docenti.

 

I docenti rischiano di stare troppo poco con gli studenti, ma l’università mantiene la sua ragion d’essere nella cosiddetta conoscenza tacita, che presuppone la capacità di mettere in gioco l’intelligenza ed il cuore, fatto di sentimenti morali. Ecco, a Sophia c’è una conoscenza tacita che si trasmette per via di relazioni: lo studente impara con la sequela, come gli antichi avevano capito, secondo una vera e propria alleanza educativa, esattamente come quell’alleanza virtuosa che si stabilisce tra medico attento alla relazione nella cura e paziente”.

 

“La terza ragione - chiude Zamagni citando una terzina dantesca del Purgatorio della Divina Commedia - risiede nella capacità di trasmettere ciò che si ama: è inutile che io bocci o segua un protocollo altrimenti, perché proprio come in Dante con Virgilio lo studente impara solo col sorriso che conforta e accompagna nel suo viaggio. L’educazione – sottolinea Zamagni - è porre una mano guida sull’altra nel percorso fatto di ansie e incertezze dello studente, a differenza della semplice istruzione che è un pensiero comunicabile a distanza. Sophia – ha concluso - non fa sconti nello studio, ma tende la mano per il superamento delle difficoltà allo studente, proprio come quelle stelle guida nelle quali possiamo scorgere la luce”.

Autore: Redazione Web
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