Incontro con Paolo Sacchi

Incontro con Paolo Sacchi

Viaggio alle fonti della Rivelazione cristiana

 

Si è dimostrata feconda fin dall’inizio l’idea di invitare eminenti studiosi del panorama nazionale e internazionale per offrire, in occasione delle “Cattedre di Sophia”, un momento di interesse culturale non solo alla comunità accademica, ma anche agli abitanti del Valdarno. I relatori, infatti, ne fanno un’occasione per aprire a tanti i migliori risultati del loro percorso intellettuale.

 

Non è stato diverso lo scorso 1 giugno, quando Paolo Sacchi, dall’alto dei cinquant’anni di ricerca che ha dedicato ai testi sacri del mondo ebraico-cristiano, ha toccato con incisiva semplicità, ma anche con brillante competenza le numerose corde che la Rivelazione cristiana sa far vibrare. “Il mio cammino tra Antico Testamento, Apocrifi, Apocalissi e Vangeli”: più di 300 persone hanno ascoltato lo studioso ripercorrere ampi tratti della sua vicenda personale, lasciandosi coinvolgere dalle tappe di un percorso professionale di alto profilo.

 

 

Tra i maggiori studiosi a livello internazionale del settore, docente emerito di Filologia biblica, Ebraico e Aramaico presso l’Università di Torino, ha fondato la rivista Henoch e l’Associazione italiana per lo studio del Giudaismo, profondo conoscitore della storia di Israele, di cui ha approfondito vari aspetti del Giudaismo antico come l’apocalittica, i manoscritti di Qumran e gli Apocrifi dell'Antico Testamento, Sacchi ha sottolineato che l’attività scientifica coinvolge sempre l’autore della ricerca in tutta la sua soggettività personale: “La ricerca non è mai qualche cosa di oggettivo e di distaccato da noi... C’è sempre qualcosa che ci coinvolge nel risultato.” E lungo questa ricerca è stata la continuità tra Antico e Nuovo Testamento ad affascinarlo di più.

 

Sacchi non è arrivato al vertice dell’esegesi biblica seguendo un corso ordinario di studi. Non sono mancate infatti alcune decise impennate, causate da eventi apparentemente banali; come il giorno in cui, volendo evitare la lezione di un docente noto per il suo rigore, uscendo dall’istituto si scontrò proprio con lui… Ne nacque un dialogo inatteso, finchè il giovane Sacchi decise di immergersi nella filologia biblica e di apprendere pure l’ebraico. Il curioso episodio dice molto dell’umiltà intellettuale dello studioso e della sua capacità di accogliere l’azione sconcertante del “caso”, sapendone trarre i frutti migliori.

 

Del resto, fu ancora una volta il “caso “ a guidare un pastore che sostava nei pressi di Gerico, nel 1947, a ritrovare alcuni rotoli di papiro in fondo ad una caverna. Come sappiamo, si tratta di un ritrovamento che ha segnato l’esegesi del Ventesimo secolo. Da Qumran sono emersi numerosi testi apocrifi, che non appartengono al canone biblico, ma rappresentano ugualmente, come il biblista toscano ha evidenziato, una fonte straordinaria di informazioni per la Rivelazione cristiana.
Tra i testi più interessanti, Sacchi si trova di fronte ai manoscritti del libro di Enoch, un outsider del Tempio di Gerusalemme del II secolo a.C., singolare interprete del tema dell’origine del male e dell’immortalità dell’anima.

 

Finchè – è ancora Sacchi a narrare – “venne il momento di rileggere i Vangeli, soprattutto quello di Marco: mi sono trovato in grande sintonia, perche è l’evangelista più vicino all’enochismo. Mi è piaciuto anche sul piano umano”. Nella sua ricerca, lo studio delle relazioni tra Antico e Nuovo Testamento diventa un criterio costante; e appassionante. La lezione è chiara: “andare alla scoperta del contesto originario di un testo non è solo un’esigenza filologica, ma ci mette in grado di capire meglio, e attualizzare, il messaggio che racchiude”. Ricco di significati il racconto dell’ultima cena di Gesù nel testo di Marco, che Sacchi riesce ad illuminare per i presenti: è il sacrificio di Mosé che viene reinterpretato stabilendo un legame definitivo tra il Figlio di Dio e gli uomini. “L’Eucaristia è il momento centrale del cristianesimo, è un sacrificio fatto in comunione (…). Non si può dire che Gesù abbia finito la sua missione con un fallimento, ma con un patto che vale per tutti i secoli e gli uomini futuri”.

 

Desiderio spontaneo di tanti, a conclusione della serata, è di riprendere in mano quei testi che non ci sono lontani;  la parola di uno studioso straordinario li ha resi più vicini che mai agli interrogativi dell'umanità di oggi.

 

testo: José Luis Bomfim - foto: Mario Egman

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