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“Giovedì culturale” con Israa Safieddine

Uno sguardo sulla religione e la cultura islamica

 

I giovedì sera a Sophia riservano spesso occasioni speciali: i “Giovedì culturali”, infatti, sono nati per offrire uno spazio privilegiato all’espressione delle differenti culture, tradizioni ed esperienze le più varie che i membri della comunità accademica portano con sè, accompagnando quel percorso di unità e fraternità che si va aprendo durante l’anno. Non è stata diversa la serata dello scorso 9 novembre, quando Israa Safieddine, giovane studiosa musulmana (sciita), ha offerto uno sguardo sulla sua religione e la sua cultura.

 

Nata e cresciuta negli USA, in una famiglia libanese, Israa è impegnata in vari progetti legati al dialogo interreligioso. È una delle figure chiave di “Wings of Unity”, iniziativa di dialogo interreligioso, ricerca e formazione, che vede collaborare Sophia e l’Islamic Center of England, di Londra, una delle molte ragioni che l’hanno ispirata a trascorrere alcuni mesi a Loppiano. Nel corso della serata ha risposto ad alcune domande sulla sua esperienza: questi, alcuni brani.

 

«Israa, com’è la tua esperienza a Sophia?


È qualcosa di molto semplice. Considero chi abita con me come vere sorelle. Ho già vissuto esperienze di dialogo interreligioso in passato, ma di solito erano più istituzionali. Quando ci s’incontra per brevi momenti, tutti cercano di dare una buona impressione, assumono il loro miglior comportamento, e tutti si sentono ispirati e positivi. Ma qui a Sophia è molto diverso, perché ci sono scambi continui e ti trovi ad affrontare insieme la vita quotidiana, con le sue piccole questioni, e devi essere te stessa. Forse in passato pensavo che trovandomi ad abitare con una persona musulmana, naturalmente il legame sarebbe stato molto più forte che con una persona cristiana, proprio per ciò che abbiamo in comune. Ho scoperto che qui non è così. Quando si è accomunati dall’amore per Dio, la Sua presenza si sente molto di più: Egli unisce i nostri cuori e dilata ciò che condividiamo. Quando dico che ho incontrato nuovi fratelli e sorelle, non significa che ho dovuto affannarmi o fare molta contemplazione per arrivarci. Al contrario: è impossibile non aprire il cuore alle persone con cui sto sperimentando uno speciale legame con Dio.

 

Cosa pensi di chi compie atti di terrorismo in nome dell'Islam? 


Ci sono molte questioni che sono state strumentalizzate più e più volte lungo la storia: aspetti della fede, della scienza, della tecnologia, ecc. Alcune ricerche che hanno studiato gli atti terroristici sono significativi: Robert Pape dell'Università di Chicago, ad esempio, uno dei maggiori esperti, ha studiato centinaia di casi di attacchi suicidi effettuati entro un certo periodo di tempo. Dalle sue conclusioni, emerge come la grande maggioranza di questi attacchi non abbia connessione alcuna con nessuna delle principali religioni del mondo. Molti di questi atti violenti sono motivati piuttosto da ragioni politiche e di potere, e lo possiamo verificare anche storicamente.

 

Se pensiamo al terrorismo in generale, è facile attaccare l’Islam dicendo che questa sarebbe la causa principale. Ma se l’Islam o le scritture islamiche promuovessero questo tipo di comportamento, allora sarebbe incomprensibile che la grande maggioranza di noi musulmani non lo faccia. Una delle cose che tendiamo a dimenticare è che maggior parte delle vittime dell’ISIS sono musulmane: secondo un rapporto del Centro anti-terrorismo degli Stati Uniti del 2011, era di religione musulmana una percentuale tra l’82% al 95% delle vittime di questo tipo di attacchi nei cinque anni precedenti.


Quando vado in Libano, devo preoccuparmi perchè potrei essere una vittima, mentre quando torno negli Stati Uniti, devo preoccuparmi di riuscire a farmi perdonare o, comunque, di condannare degli atti che non hanno nulla a che vedere con l’Islam. Secondo la logica dell’ISIS, se una persona uccide uno sciita arriva direttamente in Paradiso. Non penso che esista una categoria di persone al mondo che si possa ritenere davvero al sicuro da queste persone: bambini o adulti, donne o uomini, musulmani o non musulmani, anche durante il Ramadan. Perfino le moschee sono state colpite. Religiosi, studiosi, imam. Ecco perché penso che questo sia soprattutto un problema dell’umanità, piuttosto che un problema della religione islamica.

 

Come vedi l’importanza del dialogo inter-religioso?


Penso che abbiamo raggiunto un punto in cui non possiamo permetterci di rimanere isolati nelle nostre comunità di fede. È necessario metterci sotto la guida di Dio insieme e collaborare: in questo modo, possiamo meglio riflettere la sua gloria e la sua luce. Abbiamo sprecato troppe energie cercando di distorcere le tradizioni religiose dell’altro, e non abbastanza tempo a fare progetti insieme e ad approfondire la nostra unità in Dio. Siamo nella stessa squadra e dobbiamo lavorare insieme per testimoniare Dio e i valori che vengono da Lui. Un posto come Sophia ha un ruolo molto importante da svolgere in questo. Penso che, alla luce della situazione del mondo di oggi, molte persone stiano finalmente rendendosi conto di ciò che Chiara Lubich, (fondatrice del Movimento dei Focolari e di Sophia, ndr) cercava di dire già decenni fa. Lei era molto più avanti del suo tempo.»

 

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Mentre la serata si concludeva, Israa ha ringraziato ciascuno pregando che il legame tra musulmani e cristiani continui a crescere. Rimarrà a Sophia fino alla fine di dicembre e tutti ci auguriamo che questa preziosa esperienza apra la porta a molti altri studenti e studiosi musulmani, per sperimentare la vita di Sophia e costruire una relazione di dono reciproco.

Autore: Redazione Web
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