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3. Chi insegna a Sophia. Declan O’Byrne

“Come riuscire a parlare di Dio che è e rimane mistero?”

 

Cresciuto nella capitale irlandese, dopo la Laurea all’University College Dublin, Declan O’Byrne ha conseguito la Licenza in Teologia Sistematica al Pontifical Athanaeum Milltown e il Dottorato alla Dublin City University. Oggi insegna al Dipartimento di Ontologia trinitaria allo IUS.

 


Cosa insegni a Sophia?
 

Attualmente insegno la seconda parte del corso di “Teologia fondamentale”, in cui viene introdotta la figura di Gesù di Nazaret, visto prima come figura storica e poi, attraverso alcuni testi significativi del Nuovo Testamento, alla luce dell’evento pasquale. L’altro corso che tengo, sempre con Fabio Dipalma, si intitola “Prospettive contestuali di Antropologia trinitaria”, in cui si riflette sulla situazione culturale di oggi, luogo privilegiato per una più profonda appropriazione del cuore della visione cristiana. In primavera terrò un terzo corso, sempre legato alla Cristologia.

 

Cosa ti ha attirato a specializzarti in Teologia?

 

Nei primi anni dei miei studi, ero molto lontano da questa idea. All’università avevo studiato Letteratura e Filosofia, e solo qualche anno dopo ho iniziato a studiare Teologia. Più studiavo, più mi rendevo conto della ricchezza del discorso teologico, che – in fondo – cerca modi per dire l’indicibile. Una bella sfida! Come riuscire a parlare di Dio che è e rimane mistero? A me interessava soprattutto il fatto che tutta la Teologia cristiana s’imposta sulla vita di un uomo particolare, Gesù, che pur rimanendo uomo, vive la vita di Dio nelle nostre condizioni di tempo e di spazio. La narrativa centrale del cristianesimo dice che il Dio indicibile si fa uomo particolare, e noi – uomini e donne particolari – possiamo entrare a far parte della vita di Dio in lui. Per questo mi sono orientato verso lo studio della Cristologia nelle sue dimensioni trinitarie.  

 

Che cosa rappresenta per te l’insegnamento? E perché insegnare a Sophia?

 

Insegnare è una bellissima sfida! Potrei dire che significa cercare di mettersi nei panni di chi è all’inizio di un percorso, e intuire cosa gli serve per fare un “suo” percorso di approfondimento di qualcosa che per natura sua non può essere espresso con semplici formule. Per me insegnare Teologia vuol dire aiutare gli studenti a porre domande sempre migliori, che ci aprono al mistero, anziché dare risposte preconfezionate che ci possono chiudere ad esso.


Ho insegnato in Irlanda e in Kenia prima di arrivare a Sophia. L’esperienza di insegnamento a Sophia è molto particolare, anche perché non ci rivolgiamo solo a chi si deve specializzare in una data materia, ma anche a chi proviene da altre discipline. Non si tratta, allora, di entrare in tutti i dettagli, ma di far intravedere altri modi di pensare, altre problematiche e altre risorse del pensiero. Sophia offre un contesto molto ricco per questo studio, perché la ricerca intellettuale è congiunta alla vita quotidiana e tutt’e due insieme costituiscono la sua offerta formativa. Vita e pensiero si arricchiscono a vicenda. Penso che anche per questo Sophia sia un luogo del tutto privilegiato, e stimolante sia per gli studenti sia per i docenti.

 

Per un giovane che diventerà architetto, economista, ingegnere… pensi che sia importante studiare le tue materie?

 

In una cultura che ha radici nella fede cristiana, sia chi si professa cristiano sia chi ritiene di non avere una fede religiosa ha spesso l’impressione di aver già capito di che si tratta quando si parla di Dio o di Cristo. In questo contesto, mi pare che il punto di partenza sia ritrovare il senso del mistero, dei limiti, non solo delle nostre conoscenze ma anche dei nostri concetti nei confronti di un Dio che è per definizione illimitato. Non possiamo ridurre Dio ai limiti della nostra conoscenza, perché se così facessimo, non sarebbe più Dio. Un compito importante della Teologia, allora, è di tenere aperte le nostre menti alle dimensioni sempre più grandi non solo di Dio, ma anche della nostra vita a contatto con Dio.

 

Chi vuole diventare economista o ingegnere, se studia Teologia ha modo di aprire il cuore e la mente ad orizzonti più grandi, al mistero non solo di Dio ma anche degli uomini e delle donne del nostro tempo, alla storia, al futuro. Credo che quest’apertura al “di più” della vita umana possa offrire stimoli a sviluppare dimensioni nuove, con una grande attenzione a non operare deduzioni dirette perché ogni disciplina ha uno statuto diverso che va rispettato profondamente. Ma gli studi teologici possono dare un contributo di grande valore."

 

Testo e foto: Luigi Butori

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